[Di Sara Sesti]
LA STELLA DI HOLLYWOOD CHE HA INVENTATO IL WI-FI

[Hedy Lamarr da Wikimedia Commons dal Times di Los Angeles licenza CC 4.0]
Una vita da copertina, tra scandali, invenzioni e riconoscimenti tardivi. Si può riassumere così la figura di Hedy Lamarr, attrice, scienziata e donna dalle mille vite. Hedwig Kieser, era questo il suo vero nome, era la figlia unica di un banchiere ebreo e di una pianista di origine ungherese. Era talmente bella che fu notata da Max Reinhardt, un regista tedesco che la portò a Berlino per farla lavorare in teatro. Dopo aver recitato per il cinema in parti secondarie, nel 1933 approdò al ruolo da protagonista nel film Estasi, la prima pellicola in cui veniva messo in scena un nudo femminile. Quella scena contribuì alla sua fama ma la marchiò per gran parte della vita. Il film fu accusato di pornografia, sottoposto a censure e tagli. Solo recentemente è stato restaurato e proiettato in 4K per la preapertura del Festival di Venezia 2019.
Nello stesso 1933, Hedy sposò Fritz Mandl, tra gli uomini più ricchi in Austria, produttore di armi. Dopo aver scoperto i piani nazisti per annettere l’Austria alla Germania, decise di scappare dal marito e dall’Europa, per iniziare una nuova vita oltreoceano. Travestita da cameriera, fuggì a Parigi e poi a Londra dove conobbe Louis B. Mayer, potente produttore della Metro Goldwyn Mayer, il più celebre Studio di Hollywood. Era il 1937. Mayer le fece interpretare il film Un’americana nella Casbah, una pellicola mediocre ma capace di esaltarne la bellezza fuori dal comune. La sua carriera hollywoodiana continuò fra alti e bassi finché, mortificata per le parti che le venivano affidate, diventò produttrice di se stessa. Senza grandi risultati peraltro. Nel frattempo aveva avuto sei mariti e tre figli. Tra un film e l’altro, l’attrice si rinfrancava coltivando le sue passioni: leggeva libri di matematica, fisica, elettronica e creava invenzioni.
Allo scoppio della seconda guerra mondiale, fu sconvolta dalla notizia che una nave piena di bambini orfani – la U.S.S. Benares – era stata affondata dagli Uboat nazisti e decise di impegnarsi con tutte le forze per impedire che i siluri radiocomandati delle forze alleate fossero intercettati.

[Practice Spread Spectrum by LambTown da flickr di Chris Christian licenza CC 2.0]
Quando conobbe il compositore d’avanguardia George Antheil, gli descrisse la sua idea chiedendogli di aiutarla a costruire un dispositivo in grado di sincronizzare il segnale. Antheil concepì un sistema basato su 88 frequenze, corrispondenti al numero dei tasti del pianoforte, utilizzando rulli di carta perforati che avrebbero ruotato in sincronia trasmettendo e ricevendo frequenze sempre diverse ed evitando in tal modo ogni tipo di intercettazione o disturbo. Nel dicembre 1940 lo strumento per il “salto di frequenza” da loro congegnato, lo Spread Spectrum, fu presentato al Consiglio Nazionale degli Inventori e nell’agosto del ‘42 l’invenzione ottenne il brevetto. Ma l’idea venne ritenuta impraticabile dalla tecnologia del tempo che usava valvole termoioniche, troppo ingombranti.

[Spread spectrum da Wikimedia Commons di KamranSamadov19988991 licenza CC 4.0]

[Hedy Lamarr 1914 – 2000 da flickr di oneredsf1 licenza CC 2.0]
Fino ad allora nessuno si era mai chiesto chi l’avesse ideata. Solo David Hughe, un ex militare del Colorado, volle rintracciarne l’inventore e rimase scioccato quando scoprì che quella tecnologia era opera della stella del cinema che adorava fin da bambino. Ottenne che l’attrice fosse risarcita per il suo brevetto e la segnalò alla Electronic Frontier Foundation che nel 2000 le assegnò il “Premio per la miglior invenzione tecnologica”. Come reagì alla notizia? “Era ora!” disse. Sarebbe morta poco dopo ad Altamonte Springs, in Florida, per un attacco cardiaco.
La biografia è tratta dal libro di Sara Sesti e Liliana Moro “Scienziate nel tempo. Più di 100 biografie”, Ledizioni, Milano 2020
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